Ovvero come dosare in modo perfetto parole, forme e colori. Perché a completare i significati, ci pensa il pubblico.
Chiunque debba lavorare a uno slideshow per presentare un progetto o richiedere un finanziamento dovrebbe leggere “Orso, Buco!” di Nicola Grossi, edito da Minibombo. Quando mi trovo a fare i conti con questo tipo di commissioni io lo faccio subito. Vado alla libreria dei miei bimbi – o più probabilmente sotto il letto o dietro al divano – trovo “Orso, Buco!” e lo sfoglio da cima a fondo, anche se lo so a memoria
Non sto parlando di manuali o enciclopedie. “Orso, Buco!”, infatti, è un delizioso libro fascia 0-6. Ogni asilo nido e scuola dell’infanzia che si rispetti ne ha almeno una copia, e diverte moltissimo i bambini. Racconta di un orso che sta cercando la sua tana, ma invece di trovarla incontra una volpe, un rospo e una formica, e insieme cadono man mano nelle rispettive tane. Persi tra bosco, fiume e deserto, gli animali si imbattono in un elefante che li porterà finalmente alla tana di Orso senza però poter entrare insieme a loro, perché… non passa dal buco!
Lo so, raccontata così probabilmente perde di pathos, ma la cosa meravigliosa è che questa storia è narrata e disegnata con elementi essenziali. Il dialogo tra parola e immagine è perfetto: i due elementi si completano senza aggiungere né togliere. Non c’è una virgola di troppo. Tutto si sussegue e vuoi scoprire come va a finire. Con un mix di poche forme, colori e parole, a questa storia non manca niente, perché chi legge è lì, è una persona fisica, ed è in grado di completare i significati e fare le sue connessioni.
Questa sintesi essenziale, equilibrata, chiara e gradevole dovrebbe essere l’anima di qualsiasi presentazione. Non cadiamo nella tentazione di riempire troppo le pagine. Non pensiamo di dover ripetere lo stesso concetto più volte per essere proprio sicuri che venga capito. Non usiamo le parole non necessarie né, per favore, le freccettone di word art, il Comic Sans, e gli sfondi fluo.
Anche una presentazione power point è una storia. Non sarà diretta a un bambino, ma di sicuro a qualcuno che ha fretta di tornare alle sue cose e altri pensieri per la testa – e quindi, che somiglia moltissimo a un bambino.
Riassumendo, nel poco ci sta il più. Pochi elementi. Chiari. Essenziali. Capaci di parlare tra loro e di restare in mente. E il resto vien da sé.
